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Il ritorno di una voce antica: Santa Caterina dei Funari riapre a Roma il 25 novembre 2025

  • Immagine del redattore: @mauroeffe
    @mauroeffe
  • 23 nov 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Dopo oltre cinquant’anni di silenzio, la chiesa di Santa Caterina dei Funari torna a respirare nel cuore del rione Sant’Angelo. Le sue porte, affacciate su via dei Funari, si riaprono il 25 novembre 2025, restituendo alla città non solo un luogo di culto, ma un frammento prezioso della sua storia artistica e sociale: uno scrigno rimasto troppo a lungo in ombra, come un teatro chiuso in attesa del suo pubblico.

La vicenda di questa chiesa affonda le radici nel Medioevo, quando nel 1192 appare in una bolla papale con il nome di Sancta Maria dominae Rosae, che rimanda forse a una fondatrice laica, la misteriosa “domina Rosa”. Nei secoli cambia più volte titolo – perfino San Lorenzo – finché il riferimento ai funari, gli artigiani delle corde attivi nella zona, non diventa definitivo.

Il Cinquecento segna la rinascita del complesso. Nel 1536 papa Paolo III lo affida a Ignazio di Loyola, che proprio qui avvia una casa per ragazze povere e a rischio, un esempio straordinario di assistenza femminile nell’Europa dell’epoca. Su suo impulso, qualche anno più tardi, il cardinale Federico Cesi finanzia la ricostruzione della chiesa, affidata a Guidetto Guidetti, allievo di Michelangelo. Quando i lavori si concludono nel 1564, Santa Caterina dei Funari appare come un’elegante architettura rinascimentale, compatta e luminosa nel travertino della facciata.

All’interno, la navata unica introduce a una sequenza di cappelle che sembrano un manuale vivente del tardo manierismo romano. Nella Cappella Bombasi emerge la Santa Margherita di Annibale Carracci (1597–1599), un dipinto che porta a Roma il naturalismo vigoroso del maestro emiliano. In alto, l’Incoronazione di Maria di Innocenzo Tacconi – da un disegno dello stesso Carracci – aggiunge un tono intimo e armonioso.

Poco più avanti, la Cappella Ruiz, progettata dal Vignola, ospita la Deposizione di Girolamo Muziano e le eleganti decorazioni di Federico Zuccari, realizzate nel 1571. Nella cappella progettata da Ottaviano Mascarino è custodita l’Assunzione di Scipione Pulzone, rimasta incompiuta alla sua morte nel 1598. Sul lato sinistro, Marcello Venusti dipinge su ardesia un raffinato ciclo dedicato a San Giovanni, mentre nella cappella Canuto Girolamo Nanni introduce accenti già più pienamente barocchi.

Il complesso, però, non è stato sempre accolto da questa luce. Nel 1940 il monastero retrostante viene demolito, e per decenni la chiesa vive una fase di abbandono. A partire dagli anni Novanta iniziano restauri importanti: prima quelli strutturali, poi quelli mirati alle cappelle, alle superfici dipinte e ai portali. Le ricerche legate alla Crypta Balbi permettono inoltre di leggere con maggiore precisione le trasformazioni dell’intero isolato.

La riapertura del 25 novembre 2025, resa possibile dall’impegno dell’ASP Istituto Romano di San Michele e pensata in vista del Giubileo, rappresenta il compimento di questo lungo percorso di cura. La chiesa è oggi nuovamente accessibile, messa in sicurezza e valorizzata affinché il suo patrimonio artistico possa essere apprezzato nella sua complessità.

Nel fitto tessuto del centro storico, Santa Caterina dei Funari torna così a parlare alla città. Racconta una storia di assistenza e spiritualità, ma anche di arte e bellezza: una voce antica che finalmente si riaccende, pronta a guidare chi varcherà la sua soglia in un dialogo silenzioso tra pietre, immagini e memoria.

 
 
 

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